Coppia, genitori e scuole

A voi coppie e ai genitori con figli dall’età prescolare fino all’adolescenza i nostri suggerimenti, alcune proposte informative e formative e momenti di condivisione. Qui trovate anche le comunicazioni agli Istituti Comprensivi Scolastici di Cantù 2, Cantù 3, Cermenate e Albavilla dove seguiamo gli Sportelli psicologici.

La conciliazione nella fase due e oltre

La parola “conciliazione” deriva etimologicamente dal latino e letteralmente significa «chiamare insieme», nel senso di «unire» e «mettere d’accordo».

Beh su questo tema, in questi mesi possiamo dire che tutti ci siamo dovuti allenare, per conciliare desideri, bisogni e limitazioni, responsabilità, ruoli e spazi; l’epidemia sanitaria ci ha portato a sperimentarci sul significato puro del termine.

Ma il termine “conciliazione” applicato ai rapporti tra lavoro e famiglia, comincia ad essere introdotto negli anni Novanta del secolo scorso ed include tutte quelle raccomandazioni, informazioni, strategie aziendali al fine di salvaguardare la vita familiare rispetto a quella lavorativa e rendere meno problematico il conflitto sul tempo lavoro nella vita quotidiana.

Gli strumenti di conciliazione che riducono o articolano diversamente il tempo di lavoro sono molteplici: noi tutti adesso sicuramente conosciamo lo smart working, in tanti lo abbiamo praticato e continuiamo a farlo.

Ma strumenti di conciliazione ce ne sono molti: part-time orizzontale, verticale o misto, flessibilità in entrata e uscita, telelavoro o lavoro a distanza (il famoso smart working oggi molto conosciuto), banca delle ore. Poi ci sono strumenti che liberano tempo quali il congedo di maternità obbligatorio, di paternità, parentale, per ragioni familiari o per adozione, misure (servizi e voucher) di sostegno al lavoro di cura per bambini e anziani, servizi di supporto alle famiglie-counselling, facilitazioni negli acquisti e nei servizi, convenzioni, servizi di disbrigo pratiche…

Ma come e’ possibile conciliare lavoro e famiglia?

Parlare di conciliazione nella fase due è veramente complesso perché da una parte ci sono tutte le necessità del lavoro e le incertezze annesse, dall’altra ci sono le fatiche dei genitori che hanno già sperimentato nel periodo del lockdown legate all’invasione dello “spazio casalingo” (spazio privato con delle regole precise) sia del mondo scuola, sia del mondo lavorativo.

Nel periodo del tempo “sospeso” si è spesso generato in casa un disagio diffuso:

  • degli adulti, che hanno dovuto fare i conti con i sensi di colpa di essere presenti in casa e non poter dedicare del tempo ai propri figli e nel modo opportuno;
  • dei bambini che hanno vissuto la frustrazione per la presenza dei genitori h 24 in casa ma con un tempo di attenzione molto limitato.

Nella fase due, con la chiusura delle scuole, la possibilità di uscire e la riduzione eventuale dello smart working “l’ambiente casa” ha potuto riappropriarsi della propria identità, ripristinando in parte degli equilibri.

La famiglia come da noi definita 4.0, dovrà essere pronta ad affrontare un tempo dove sarà necessario avere un approccio ancora flessibile e multitasking, promuovendo sempre di più, una sussidiarietà tra i genitori; magari con una divisione di compiti dichiarata, oppure trovando nuovi tempi per il lavoro, con l’impegno di ritagliarsi comunque uno spazio riservato alla propria famiglia senza che il tempo del lavoro svolto a casa possa essere dilatato in modo significativo.

In questa nuova fase, bisogna potersi però anche riconoscere con delicatezza i propri limiti nell’affrontare una situazione nuova per tutti e molto complessa; per cui anche le risposte che si potranno trovare, a tutti i livelli, saranno nuove, magari non sempre immediatamente efficaci ma perfettibili nel tempo.

Allora un messaggio che vogliamo far arrivare alla nostra “Famiglia 4.0” è che possiamo imparare dai piccoli che le routine ci aiutano: per cui è arrivato il momento di ripristinarle includendo in queste anche gli strumenti di conciliazione in senso lato, e di approcciarci al futuro trovando nuovi assetti e non vecchi equilibri perché quello che è accaduto, e che è tutt’ora in corso, ha prodotto un cambiamento che richiede uno sguardo nuovo… magari quello fiducioso e creativo dei bambini!

Barbara Iorio, Mediatore familiare in Consultorio

SIAMO FELICI DI AVERCI PROVATO!
dall’Equipe Educativa del Consultorio La Famiglia

In questo periodo così particolare e difficile, nel quale i bambini di V elementare sono già privati di diverse esperienze significative di crescita, abbiamo elaborato un adattamento online del progetto di educazione all’affettività che da anni portiamo avanti in vari istituti.

Non è stato possibile fare lo stesso tipo di proposta in presenza degli anni scorsi, ma abbiamo ritenuto importante dare ai ragazzi e ai genitori un segnale positivo. Abbiamo voluto mostrargli che quanto gli sta accadendo non porta solo a dover rinunciare, a perdere delle occasioni, ma anche a scoprire che le difficoltà non devono “bloccare”, devono essere uno stimolo per trovare nuovi modi creativi per crescere. Il nostro obiettivo è stato far sperimentare ai ragazzi che gli adulti ci sono comunque e che non rinunciano ad affiancarli nel loro processo di crescita, ognuno nel proprio ruolo.

Dopo attente riflessioni su quali potessero essere i bisogni presenti tra i ragazzi, gli insegnanti e i genitori, in equipe educativa abbiamo valutato di proporre un video di presentazione da diffondere tra i genitori prima dell’inizio del percorso, che si sarebbe sviluppato in due incontri online per i ragazzi attraverso i canali attivati con la DaD e due incontri alla sera rivolti ai genitori, alternati con quelli dei ragazzi. Sicuramente nella modalità online ci mancava una delle risorse per noi fondamentali: il corpo. Abbiamo però deciso di provare lo stesso per far sentire la nostra presenza, anche se in modo diverso, e avere una preziosa occasione per aprire le riflessioni e sentire le emozioni del cambiamento che vedono protagonisti i ragazzi e di riflesso i genitori.

Con le insegnanti abbiamo scelto di ridurre il numero di appuntamenti e di focalizzarci di più sui genitori, perché sentivamo che ci voleva una presenza fisica a fianco dei ragazzi, e non potevamo essere noi che, in punta di piedi, saremmo entrati nelle classi virtuali stando a casa nostra nel silenzio delle nostre stanze. È stato forte ed emozionante l’impatto iniziale nel vedere sulla schermata del nostro computer tanti volti in attesa di capire cosa fosse questo “Incontro sull’affettività”. Abbiamo letto insieme la favola dei porcospini di Schopenhauer, che fanno fatica a trovare la “giusta posizione”, per affrontare il tema della distanza e della vicinanza e abbiamo sottolineato quanto sia fondamentale ascoltare il corpo che ci permette di regolare tale distanza, ascoltare i segnali che ci trasmette. Da lì siamo entrati nel tema principale e abbiamo parlato di quali cambiamenti del corpo ci sono nella pubertà. Il mezzo interattivo era differente, non sentivamo i bisbigli, non notavamo gli occhi che si abbassavano, non vedevamo i piedi che si agitavano, ma con altri segnali abbiamo capito che il tema era coinvolgente. A differenza dello stare in classe, le mani erano molto alzate, si sentiva il silenzio e a volte ci è sfuggito qualche intervento spontaneo. In alcuni casi nelle chat i ragazzi si davano il permesso di intervenire commentando quello che dicevano i compagni, in altri abbiamo scelto di chiedere a ciascuno di rispondere a turno, uno alla volta. Non abbiamo notato disagio, abbiamo anche chiesto di scrivere come si fossero sentiti. Forse questa modalità ha permesso a qualcuno di gestire meglio la timidezza e di prendere più distanza emotiva da questo tema, grazie al fatto di essere a casa propria, lontani dagli altri compagni e rifugiati dietro al pc.

Nel secondo incontro abbiamo parlato di quali sono i gesti per esprimere affetto e di come cambiano crescendo. Il tempo è volato, è stato bello parlare e confrontarsi con loro, ci è mancato però non poterli incontrare dal vivo per verificare che quanto avvenuto negli incontri fosse davvero rimasto in loro. Per questo sono stati utili gli incontri con i genitori. Inoltre questi sono stati importanti perché hanno offerto loro un contenitore sicuro dove depositare emozioni, dubbi, domande, pensieri inerenti il tema dell’affettività e sessualità e il tema della complessità del ruolo di genitore nella fase del lockdown.Infatti prima del lockdown andare a scuola per i ragazzi significava non vedere mamma e papà per un numero importante di ore, significava avere uno spazio “altro” rispetto a quello con i genitori, nel quale sperimentarsi e confrontarsi. Era la fatica della separazione: lasciarli camminare da soli e rispettare il loro “non racconto”. E’ proprio infatti nelle risposte asciutte e sfuggenti dei figli alla domanda “Come è andata oggi?” che si ritrova un valore profondo, legato al loro processo di crescita: “non ti racconto perché ho bisogno di uno spazio tutto mio e te ne sarò grato se tu riuscirai a rispettarlo… non potrei crescere però se tu non mi chiedessi come è andata e non mi mostrassi più così il tuo interesse e la tua attenzione nei miei confronti?!”.

Il lockdown ha in tre mesi sconvolto questa dinamica. La dimensione di convivenza 24 ore su 24 ha visto i genitori “costretti” ad “esserci sempre”, facendo fatica da una parte a garantire la giusta distanza per favorire la crescita dei propri figli e dall’altra ad essere gli unici adulti presenti a dare un sostegno educativo per quella crescita che parte proprio dal corpo e che spesso si innesca in quinta elementare, quando la pubertà è vicina o è già in atto.
Quindi con i genitori, che abbiamo sentito ancor più attori principali del progetto, è stato fondamentale raccogliere ed elaborare le nuove dinamiche emerse con i figli per avere maggior consapevolezza rispetto ad esse. Infatti al termine dei nostri incontri con i ragazzi non c’era un intervallo con i compagni, una chiacchierata con la maestra, una corsa nel giardino della scuola. Al termine del nostro incontro c’era un monitor che si spegneva e subito lo sguardo “non mediato” del genitore e chissà se la stessa importante domanda “come è andata?” ha avuto un valore diverso.

La partecipazione dei genitori è stata numerosa e attiva, probabilmente da riproporre la modalità online; hanno riconosciuto l’opportunità offerta loro di avere uno spazio di confronto e condivisione con esperti e con altri genitori che vivono la loro stessa esperienza e molti hanno espresso soddisfazione rispetto alla proposta fatta: si son resi conto della creatività e della disponibilità messe in gioco da parte di tutti noi operatori nella riformulazione dell’intervento e ne sono stati grati. Anche le insegnanti hanno rimandato la positività globale del nostro progetto, seppur con la speranza per gli anni futuri di riprendere con gli incontri di persona.

La nostra impressione è che il percorso sia andato bene e che abbia aperto un’ulteriore possibilità di riflessione sul tema dell’affettività, da condividere maggiormente con i propri genitori. Riteniamo che anche in questa modalità sia stato importante lo scambio di gruppo e l’essere tutti insieme a vivere questa esperienza.

I mezzi tecnologici, anche se limitano nella distanza, ci hanno comunque regalato la possibilità di un incontro, in cui siamo sicuri che la presenza umana c’è stata!

GENITORIALITÀ E SEPARAZIONE

Tre spunti per riflettere sulla genitorialità in un percorso di separazione dal nostro Mediatore Familiare, Dott.ssa Barbara Iorio: NEUTRALITÀ, TERRENO POSSIBILE, DIVISIONE DEI RUOLI.

L’AUDACIA DELLA SEMPLICITÀ E DELL’ACCOGLIENZA

Un saluto di incoraggiamento e un invito ai genitori a trovare un po’ di tempo per ordinare le emozioni che emergono in questi giorni, per poter accogliere anche quelle dei propri figli.

COSTRUIAMO INSIEME LA ROUTINE DELLA GIORNATA

Il Coronavirus è entrato nelle nostre case in modo violento e disarmante, facendo emergere paure e insicurezze. “Andrà tutto bene!” ci stiamo dicendo, ma cosa fare in attesa di questo futuro?

La routine di ognuno di noi è stata stravolta creando caos, confusione e incertezze rispetto alla nostra quotidianità. Tanti genitori sono caduti nello sconforto di non sapere cosa fare per intrattenere i propri figli, generando così piccole insicurezze rispetto al proprio ruolo.

Molti vedono nei loro figli una fonte di energia inesauribile e incontenibile. Il documento che vi proponiamo vuole dare un po’ di rassicurazione a tutti i genitori: ciò che provate non è anormale e i vostri figli non sono alieni!

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Como, 23 marzo 2020
AI GENITORI DEGLI ALUNNI DELL’ISTITUTO COMPRENSIVO DI ALBAVILLA

Un professore universitario in pensione in questi giorni scriveva:
Care mamme, cari papà, cari insegnanti, cari amici,
in questi giorni i vostri figli-scolari stanno imparando la SCIENZA DELLA VITA!

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Como, 19 marzo 2020
AI GENITORI DEGLI ALUNNI DELL’ISTITUTO COMPRENSIVO DI CANTÙ 2

Un professore universitario in pensione in questi giorni scriveva:
Care mamme, cari papà, cari insegnanti, cari amici,
in questi giorni i vostri figli-scolari stanno imparando la SCIENZA DELLA VITA!

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Como, 19 marzo 2020
AI GENITORI DEGLI ALUNNI DELL’ISTITUTO COMPRENSIVO DI CANTÙ 3

Gentili Genitori degli alunni dell’Istituto Cantù 3,
in accordo con la dirigente, vi scrivo per esprimervi la mia vicinanza e condividere alcune riflessioni che spero possano accompagnarvi in questo momento difficile e disorientante.

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Como, 23 marzo 2020
AI GENITORI DEGLI ALUNNI DELL’ISTITUTO COMPRENSIVO DI CERMENATE

Gentili Genitori degli alunni dell’Istituto Comprensivo di Cermenate,
in questo periodo difficile che tutti insieme stiamo attraversando, in accordo con il vostro Dirigente Scolastico, ho pensato di inviarvi suggerimenti e consigli che spero vi possano aiutare, almeno dal punto di vista emotivo, ad
affrontare queste giornate.

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